La spinta normativa: cosa sta cambiando nella gestione dei corrispettivi
Negli ultimi anni, la gestione dei corrispettivi in Italia è entrata in una fase di profonda trasformazione, guidata da un’evoluzione normativa che sta progressivamente ridefinendo il rapporto tra pagamenti e fiscalità. Interventi recenti come l’obbligo di collegamento logico tra terminali POS e registratori telematici rappresentano un passaggio chiave in direzione di una maggiore integrazione dei dati, che consente di superare la separazione tra incasso e certificazione fiscale e di abilitare nuovi livelli di automazione.
Dai pagamenti digitali alla fiscalizzazione in cloud: cosa cambia per gli esercenti
Il progressivo superamento dello scontrino cartaceo, al centro del dibattito pubblico e delle più recenti linee di policy, rappresenta la manifestazione più visibile di un cambiamento già avvenuto. I corrispettivi sono infatti digitali dal 2019 e lo scontrino ha progressivamente perso il suo valore fiscale, trasformandosi sempre più in uno strumento a disposizione del consumatore. In questo contesto, la stampa diventa un’opzione e non più un passaggio obbligato, mentre la diffusione di soluzioni software consente di gestire la prova d’acquisto in forma digitale, rendendo il processo più semplice e integrato.
Il cambiamento, tuttavia, non riguarda solo gli strumenti, ma il ruolo stesso della fiscalità nei processi operativi: da sistema separato e dipendente dall’hardware a componente integrata dei flussi digitali, sempre più flessibile, aggiornabile e orientata al cloud. Ciò è particolarmente valido in un contesto dove anche i comportamenti di pagamento stanno evolvendo rapidamente. Il cashless è, infatti, ormai parte della quotidianità: dal Rapporto 2026 della Community Cashless di TEHA emerge che il 64,2% degli italiani utilizza i pagamenti digitali ogni giorno o più volte a settimana; parallelamente, l’accettazione delle modalità cashless da parte degli esercenti ha raggiunto livelli prossimi alla totalità (98%) e per una quota crescente di attività il cashless rappresenta già oltre il 50% del fatturato.
Queste dinamiche convergono verso un unico punto: la necessità di integrare pagamenti e fiscalità all’interno di un’infrastruttura digitale unica, più efficiente e scalabile. In questo senso, le evoluzioni normative accompagnano una trasformazione strutturale in cui la gestione dei corrispettivi tende sempre più a diventare una funzione nativa dei sistemi digitali, basata su dati, automazione e software.
Dall’hardware al cloud: le aziende digitalizzano la fiscalizzazione
Un passaggio chiave è rappresentato dall’apertura normativa alle soluzioni cloud per la gestione dei corrispettivi. Con il Decreto Legislativo 1/2024 art.24 per la prima volta l’Agenzia delle Entrate riconosce la possibilità di utilizzare sistemi software per la generazione e la trasmissione dei dati fiscali, segnando una discontinuità rispetto al modello tradizionale basato su dispositivi hardware.
Si tratta di una svolta rilevante, che consente alle imprese di superare alcuni dei principali limiti dei registratori telematici: dalla gestione della manutenzione agli aggiornamenti tecnici, fino ai vincoli legati all’infrastruttura fisica. Le soluzioni cloud permettono infatti di integrare la fiscalità direttamente nei sistemi gestionali e di pagamento, semplificando i processi operativi, riducendo i costi e rendendo più efficiente l’intera filiera.
I vantaggi del cloud rispetto al registratore telematico
Il mercato si trova in una fase di transizione. Nonostante persistano elementi di incertezza legati alla chiarezza del quadro normativo e alla necessità di accompagnare le imprese in questo cambiamento, cresce l’interesse verso modelli più flessibili e scalabili. Le aziende riconoscono sempre più chiaramente i benefici della fiscalizzazione in cloud: il 59,4% ne evidenzia velocità e automazione, mentre oltre il 60% ne apprezza l’integrazione dei sistemi e il miglioramento dell’efficienza operativa. A questi vantaggi si aggiunge un impatto economico significativo: le soluzioni software eliminano la dipendenza dalle stampanti fiscali e riducono così i costi legati ad acquisto, certificazione e manutenzione; in questo modo il passaggio al cloud può così generare risparmi fino al 50% rispetto ai registratori telematici tradizionali.
Le imprese più informate sul Decreto Legislativo 2024
Secondo una ricerca di fiskaly del 2025, che ha interrogato gli esercenti sulla percezione del cloud per la gestione dei corrispettivi telematici, il livello di consapevolezza delle aziende rispetto alle nuove possibilità introdotte dal DL 2024, che apre all’utilizzo di soluzioni software per la trasmissione dei corrispettivi, è diffuso ma non ancora uniforme. Complessivamente, circa il 76,4% degli esercenti dichiara di averne almeno sentito parlare. A emergere come più consapevoli sono soprattutto le imprese di dimensioni maggiori, oltre i 49 addetti: in questo segmento si dichiara “molto informato” il 25,4% e “abbastanza informato” il 19,3%.
Guardando ai settori merceologici, invece, l’infografica 1 mostra come le aziende con i livelli di conoscenza più elevati siano quelle attive nel Turismo e nell’Horeca: si dichiara informato sul Decreto Legislativo l’84,7% di chi opera in questo settore. Seguono, a breve distanza, i merchant del Retail (84%) e, solo dopo, il commercio al dettaglio nel comparto delle Carrozzerie (81,3%) e dell’Abbigliamento (81%). In particolare, all’interno del retail si distinguono alcune verticalità: registra una maggiore familiarità con le soluzioni software il 64,6% dei merchant legati ai servizi alla persona e il 51,8% di chi lavora nell’elettronica di consumo.